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Soldi e politica: cosa rischio se non c’è la maggioranza di governo?

sold_politicaSoldi e politica: the day after

All’indomani del voto populista ed euroscettico che un italiano su due ha espresso alle ultime politiche non ci sono maggioranze di governo certe. Che effetto può avere questa incertezza sui nostri soldi? Fin ora i mercati hanno reagito pacatamente.
Lo spread tra BTP e Bund, tradizionale indicatore di rischio del sistema Italia, è addirittura più basso e ciò significa meno rischio, della media storica a cinque anni e a un anno, quindi siamo in una situazione del tutto normale. Il cambio tra euro e dollaro USA è grosso modo dove era un mese fa; oscilla esprimendo la sua normale volatilità, né più, né meno.
Le Borse mondiali sono in fase di correzione, sì, certo, ma lo sono da più di un mese. A livello mondiale. Ed è una situazione del tutto fisiologica.
In breve: i mercati finanziari – per ora – non tengono conto del risultato elettorale italiano.

Soldi e politica: e i mercati stanno a guardare

Vi ricordo comunque che dal 1992 ad oggi il tempo medio per formare un governo è stato di 51 giorni (fonte: J.P. Morgan). Entriamo quindi in una sorta di limbo fatto di ipotesi e chiacchere: i mercati staranno a guardare, valutando l’evoluzione della situazione.
Quello che si può dire con relativa certezza è che l’ipotesi che più potrebbe mandare in pappa i mercati è una coalizione tra M5S e Lega: il mix di euroscetticismo, forte critica verso riforme introdotte dai governi precedenti e demagogia populista potrebbe far schizzare veramente verso l’alto i rendimenti delle obbligazioni italiane e creare preoccupazioni per il sistema bancario, mandando all’aria la Borsa.
Se anche il tentativo di formare un governo andasse per le lunghe, difficilmente sarebbe un problema: il peso delle questioni domestiche nel contesto europeo, piaccia o no, è molto cambiato negli ultimi anni, a tutto vantaggio della politica comunitaria.

Soldi e politica: cosa conviene fare ora?

Ecco alcune ragioni per cui per ora non c’è da preoccuparsi troppo:

    • il quadro economico, sia a livello globale che italiano, è benigno, almeno a livello congiunturale. A livello strutturale, invece, l’Italia ha enormi problemi di produttività e competitività, ma non si tratta certo di una novità
    • le banche centrali sono ancora estremamente attente a fornire supporto a un’economia mondiale in buona salute, ma con vari elementi di fragilità
    • la politica domestica, in questo caso la nostra, conta molto meno che in passato.
    • a livello strutturale, il sistema bancario e finanziario dell’Eurozona (incluso quello italiano), pur con tutti i suoi problemi strategici e reddituali, è più robusto e resiliente di una decina d’anni fa, ed è quindi in grado di sopportare shock più violenti
    • i mercati finanziari sono in una situazione che possiamo definire “ordinaria”, cioè non sono particolarmente eccitati
    • il risultato elettorale italiano preoccupa i mercati molto meno della politica estera statunitense e del delirio su dazi e tariffe partorito dall’amministrazione Trump, con il potenziale ingente danno all’economia globale.

Per quanto riguarda la nostra penisola, dunque, manteniamo la calma e magari facciamo una rapida analisi del nostro portafogli investimenti.

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